La radice di ogni problema é la mente
12 febbraio 1975
Osho, Tanta la comprensione suprema. Cap.2.

Se, guardando nello spazio, non si vede nulla,
e se, allora, con la mente si osserva la mente,
si distrugge ogni distinzione
e si raggiunge la Buddhità.
Le nubi che vagano per il cielo
non hanno radici, non han casa;
e così sono anche i pensieri discriminanti
che attraversano la mente.
Quando si è vista la mente universale,
ogni discriminazione cessa.
Nello spazio nascono forme e colori,
ma lo spazio non è macchiato né dal bianco né dal nero.
Dalla mente universale emerge ogni cosa,
ma essa non è macchiata né dai vizi né dalle virtù.


La radice di ogni problema è la mente.
Perciò la prima cosa da capire è che cosa sia la mente, di che cosa sia fatta: se sia un'entità o un processo, se realtà o illusione. Senza conoscere la natura della mente, è impossibile risolvere ogni altro problema.
Per quanto ti impegni, se cerchi di risolvere i problemi uno per uno non puoi che fallire: è cosa assolutamente certa. Perché in verità non esistono singoli problemi: il solo problema è la mente. Puoi risolvere qualche problema particolare; ma è inutile, perché la radice dei problemi continua a produrne.
E’ come potare un albero, sfrondarlo senza sradicarlo: spuntano altre foglie, altri rami, anche più numerosi di prima. La potatura lo aiuta a infoltirsi. Se non lo sradichi, la tua battaglia contro di lui è futile: sprechi energia, tempo, vita, mentre l'albero diventa sempre più folto.
Lavori sodo per risolvere questo o quel problema, e i problemi continuano a sorgere. Ne risolvi uno, e dieci prendono il suo posto. Non cercare di risolvere un problema particolare; la mente stessa è il problema. Ma la mente è nascosta, sotterranea perciò la chiamo radice dei problemi; non si vede. I problemi affiorano, sono in superficie, si vedono: perciò attraggono la tua attenzione.
Ricorda, ciò che è visibile non è mai la radice di un problema; la radice è sempre nascosta. Non lottare contro il visibile; è come lottare con le ombre: ti esaurisci, senza che nella tua vita si produca alcuna trasformazione. Gli stessi problemi continuano a rispuntare. Ripercorri la tua vita, e capirai cosa intendo.

Non sto esponendo una teoria della mente, ma fatti. Questo è il fatto: la mente stessa è un problema che richiede soluzione.
La gente mi chiede: come si raggiunge la pace della mente? lo rispondo loro: “Non esiste nulla dei genere. Non c'è mente in pace”.

La mente non è mai in pace: la non-mente è pace. La mente è incapace di stare in pace, in silenzio. E’ per sua natura tesa, confusa. E’ incapace di chiarezza: è per sua natura confusa, nebulosa. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente. Ma non cercare di ridurre la mente al silenzio: è un'impresa impossibile.
Bisogna prima capirne la natura; solo allora si può fare qualcosa.
Osservandoti, non troverai mai qualcosa che puoi chiamare la mente. La mente non è una cosa: è un processo; corrisponde a una folla. Ci sono i singoli pensieri: e si muovono cosi in fretta che tu non ti accorgi degli intervalli fra l'uno e l'altro. Non te ne accorgi perché non sei abbastanza attento, non sei abbastanza consapevole; per coglierli ci vuole un'introspezione profonda. Quando i tuoi occhi saranno in grado di vedere abbastanza a fondo, allora vedrai un pensiero, poi un altro pensiero, poi un altro pensiero; ma non vedrai mai la mente.
I pensieri nel loro insieme, milioni di pensieri, generano l'illusione che la mente esista. E’ come una folla di persone, milioni di persone ammassate insieme, il loro stare insieme genera la sensazione della folla: ma solo gli individui esistono.
Questa è la prima percezione della natura della mente. Osservati, e ti imbatterai nei pensieri, ma non incontrerai mai la mente. Quando questo fatto diventa una tua esperienza, e non qualcosa che ti dico io, o qualcosa di cui canta Tilopa, il che non serve, ma qualcosa di cui tu stesso hai fatto esperienza, allora molte cose cambiano. Da una tale profonda comprensione della mente scaturiscono molte cose.
Osserva la mente. Vedrai scorrere dei pensieri; e ci saranno intervalli fra un pensiero e l'altro. E se osservi a lungo, ti accorgerai che ci sono più intervalli che pensieri. Ogni pensiero è separato dagli altri pensieri; Anzi, ogni parola è separata dalle altre parole. Più a fondo vai, più intervalli scopri; e gli intervalli sono sempre più grandi. Passa un pensiero, poi viene un intervallo, in cui non c'è pensiero; poi un altro pensiero, poi un altro intervallo.
Se resti inconsapevole, ti è impossibile cogliere gli intervalli. Saltando da un pensiero all'altro, non ti accorgi dell'intervallo fra i due. Col crescere della tua consapevolezza, coglierai sempre più intervalli e quando la tua consapevolezza diverrà perfetta, ti si sveleranno chilometri di intervalli.
In quegli intervalli accadono i satori;
In quegli intervalli la verità bussa alla tua porta; in quegli intervalli arriva l'invitato.
In quegli intervalli si coglie Dio, comunque tu lo voglia chiamare.
E, quando la consapevolezza è assoluta,
resta solo un immenso intervallo di vuoto.

Succede come con le nuvole: le nuvole passano per il cielo, e, a volte, sono così fitte che lo nascondono alla vista. L'immensità blu del cielo va perduta, nascosta da un tetto di nuvole. Ma, se continui a guardare, viene il momento in cui una nuvola è appena passata e un'altra non è ancora subentrata al suo posto: ed ecco che cogli uno squarcio dell'immensità blu del cielo.

La stessa cosa succede dentro di te: tu sei il cielo, e i pensieri sono nuvole che ti volteggiano intorno, che ti coprono. Ma ci sono degli squarci; e, dietro quegli squarci, il cielo. Vedere uno squarcio di cielo è un satori; e diventare il cielo è il samadhi. Il cammino dal satori al samadhí non è che un processo di comprensione profonda della mente.

La mente non è un'entità, esistono solo i pensieri. Questa è la prima cosa.
La seconda cosa è che: l'esistenza dei pensieri è separata dalla tua esistenza.

I pensieri non hanno la tua natura: i pensieri vanno e vengono, mentre tu resti, tu duri. Tu sei come il cielo, che non va né viene, è sempre lì. Le nuvole vanno e vengono, sono fenomeni passeggeri, non durano eternamente. Analogamente un pensiero, anche aggrappandocisi, non si riesce a trattenerlo a lungo: il pensiero deve andarsene, ha un inizio e una fine. 1 pensieri non ti appartengono: vengono come visitatori, come ospiti, non sono padroni di casa.
Osservati profondamente, e diverrai il padrone di casa, e i pensieri tuoi ospiti. Come ospiti sono squisiti; se tu ti dimentichi di essere il padrone di casa, i pensieri diventano padroni di casa; e allora è un pasticcio. E’ questo l'inferno. Sei tu il padrone di casa, è tua la casa; ma gli ospiti sono diventati padroni. Ricevili, accoglili, ma non identificarti con loro: altrimenti diventano i padroni.
La mente costituisce un problema perché hai assorbito i pensieri così profondamente in te, che ti sei dimenticato completamente di mantenere le distanze; ti sei dimenticato che sono solo dei visitatori, che vanno e vengono. Ricordati di ciò che permane.quella è la tua natura, è il tuo Tao; mantieni l'attenzione fissa su ciò che non va né viene mai, come il cielo. Cambia Gestalt: non prestare troppa attenzione ai visitatori, resta saldamente radicato nel padrone di casa. 1 visitatori vengono, ma poi se ne vanno.
Naturalmente ci sono visitatori buoni e cattivi; ma non c'è bisogno di preoccuparsene. Un buon padrone di casa tratta tutti gli ospiti allo stesso modo, non fa distinzioni. li buon padrone di casa si comporta sempre da buon padrone di casa: se viene un cattivo pensiero, gli riserva lo stesso trattamento che riserverebbe a un buon pensiero. Non è affar suo se il pensiero sia buono o cattivo.
Cosa succede quando discrimini fra un pensiero buono e un pensiero cattivo? Il pensiero buono lo attrai verso di te, e il pensiero cattivo lo respingi. Prima o poi ti troverai a essere identificato con

A pensiero buono: il pensiero buono diventerà padrone di casa. E qualsiasi pensiero, quando diventa padrone di casa, è fonte di sofferenza; perché in realtà non lo è. E’ un impostore, e tu ti ci identifichi: l'identificazione è la malattia.

Gurdjieff era solito dire che una sola cosa è necessaria. non identificarsi con ciò che va e viene. Viene il mattino, poi il mezzogiorno, poi la sera. Viene la notte, e poi di nuovo il mattino. Ma tu rimani. Non come “tu”, perché anche quello è un pensiero; ma come pura coscienza. Non rimane il tuo nome, perché è anch'esso pensiero; non rimane la tua forma, perché è anch'essa pensiero; non rimane il tuo corpo, perché (un giorno te ne accorgerai) anch'esso è pensiero. Rimane solo pura coscienza, senza nome, senza forma; rimane purezza, assenza di forma e di nome, il puro fenomeno della consapevolezza: solo quello rimane.
Se t'identifichi, diventi la mente; se t'identifichi, diventi il corpo; se t'identifichi, diventi il tuo nome e la tua forma; e il padrone di casa si perde. Allora dimentichi l'eterno, e il temporaneo diviene determinante. Il temporaneo è il mondo, l'eterno è il divino.

Questa è la seconda cosa da scoprire: che tu sei il padrone di casa, e i pensieri sono solo ospiti.
E la terza cosa, se continui ad osservarti, la capirai ben presto.
La terza cosa è che i pensieri sono degli estranei, degli intrusi. Nessun pensiero ti appartiene.

I pensieri vengono da fuori tu sei solo un canale. Come un uccello entra in casa volando attraverso una porta, ed esce volando fuori da un'altra, così i pensieri entrano ed escono da te.
Ti ostini a pensare che i pensieri siano tuoi. Non solo, ma sei perfino pronto a batterti per difendere i tuoi pensieri. Dici: “Questa è la mia opinione, questa è la verità”. E discuti, dibatti, litighi. E cerchi di dimostrare che un certo pensiero è proprio opera tua. Nessun pensiero è opera tua; nessun pensiero è originale: tutti i pensieri sono ripetizioni. Milioni di persone hanno vantato diritti di proprietà su quegli stessi pensieri prima di te. Il pensiero è tanto esterno a te quanto lo è un oggetto.

Il grande fisico Eddington ha detto che, più profondamente la scienza si addentra nella materia, più ci si accorge che le cose sono pensiero. Sarà forse così; io non sono un fisico, ed Eddíngton può aver ragione nel dire che più si va a fondo nelle cose e più esse appaiono come pensieri. Ma, per conto mio, vorrei dirvi che, guardando la cosa dall'altro lato, più ci si addentra in sé, più i pensieri appaiono come cose. In verità, sono due aspetti dello stesso fenomeno. una cosa è un pensiero, un pensiero è una cosa.