Consapevolezza del Sé,
non consapevolezza di sé

Sono confuso tra ciò che tu definisci autocoscienza, e che dici essere una malattia, e la sensazione di consapevolezza del Sé, di rimbembranza del sé e dell'essere un testimone, che tu dici essere l'essenza della meditazione. Puoi chiarire?

Lo ripeto: l'autocoscienza, la coscienza di sé è una malattia, la consapevolezza del Sé è salute. Qual è dunque la differenza, visto che le parole sembrano avere lo stesso significato? Forse è così, ma quando le uso io, o un qualsiasi altro Buddha, il significato non è lo stesso.
Nella coscienza di sé, l'enfasi è messa sul sé. Nella consapevolezza del Sé, L'enfasi è sulla consapevolezza. Se l'enfasi è sul sé, è una malattia; se l'enfasi è sulla consapevolezza, è salute. E’una differenza molto sottile, ma grandissima.
La coscienza di sé è una malattia in quanto si è continuamente coscienti di sé, di come la gente si sente rispetto a me, di come sono giudicato, delle opinioni altrui: se gli altri mi amano oppure no, se mi accettano o mi rifiutano, se piaccio oppure no. Il centro resta sempre l'io, l'ego. Questa è una malattia: l'ego è la più grande malattia che esista.
Se invece cambi il fuoco, se cambi la tua enfasi se dal sé passi alla consapevolezza, smetti di preoccuparti se gli altri ti rifiutano o ti accettano -, l'opinione altrui non importa più. Adesso tu vuoi semplicemente essere presente, attento, consapevole, in qualsiasi situazione. Che gli altri ti accettino o ti rifiutino, che ti amino o ti odino, che ti definiscano santo o peccatore, non ha importanza. Ciò che dicono, la loro opinione, è affar loro ed è un loro problema: che lo risolvano come meglio credono! Tu tenti semplicemente di essere consapevole, pienamente cosciente, in qualsiasi situazione ti ritrovi. Qualcuno si presenta e si inchina davanti a te perché crede che tu sia un santo: semplicemente non ti preoccupi di ciò che dice, di ciò che crede. Resti semplicemente attento, presente, all'erta, consapevole, in modo che quella persona non ti trascini nell'incoscienza, non fai null'altro. E se qualcuno si presenta per insultare e per tirarti una ciabatta, non ti preoccupi di ciò che fa. Semplicemente cerchi di essere attento, per non lasciarti toccare da ciò che accade, in modo che non ti trascini nell'incoscienza.
Sia nell'apprezzamento che nella condanna, sia nel fallimento come nel successo, tu rimani lo stesso. Grazie alla tua consapevolezza, consegui una tranquillità che non può essere disturbata in nessun caso. Ti liberi dell'opinione della gente.
Ecco la differenza tra una persona religiosa e un uomo politico. Il politico è cosciente di sé; l'enfasi è tutta sul sé: egli si preoccupa in continuazione dell'opinione della gente. Egli dipende dall'opinione altrui, dai voti della gente. E in ultima analisi sono loro i padroni, coloro che decidono. Un uomo religioso è padrone di se stesso; nessuno può decidere in sua vece. Non dipende dai voti altrui, né dalle opinioni della gente. Se ti accompagni a lui, bene. Se non lo avvicini, va bene anche questo. La cosa non crea alcun problema. Egli è se stesso.
Vorrei dirti una cosa paradossale. Sembra esserlo, ma è una semplice verità: la gente che è cosciente di sé la cui enfasi è il proprio sé non possiede alcun sé. Ed è per questo che è tanto autocosciente: ha paura, chiunque potrebbe portarle via la sua identità. Non ha alcun sé, non è il padrone dei proprio essere. Il suo sé è qualcosa di preso in prestito, mutuato dagli altri. Qualcuno le sorride: il suo sé è sostenuto. Qualcuno la insulta: le viene tolto un sostegno, la sua struttura ne è sconvolta. Qualcuno va in collera: viene presa dal panico; se tutti andassero in collera con lei, che ne sarebbe di lei, cosa accadrebbe? La sua identità verrebbe frantumata. Se tutti le sorridono e le dicono: "Sei grande," lei diventa grande!
Le persone che sono coscienti di sé, i politicanti... e con questa parola non intendo solo coloro che sono di fatto uomini politici: tutti coloro che, in un modo o nell'altro, dipendono dagli altri,, sono politicanti... non hanno alcun sé; all'interno sono vuoti. Vivono nel continuo terrore del loro vuoto. Chiunque li può ributtare nel loro vuoto - chiunque! Perfino un cane che abbaia li può scaraventare nel proprio vuoto.
Un uomo religioso, consapevole del Sé - e l'enfasi è sulla consapevolezza - ha un sé, un sé autentico. Non glielo puoi sottrarre. Non glielo puoi dare e non glielo puoi sottrarre: lui stesso l'ha realizzato. Se il mondo intero fosse contro di lui, il suo sé non lo lascerebbe. Se il mondo intero lo seguisse, al suo sé non si aggiungerebbe nulla, non aumenterebbe minimamente. Quell'uomo ha una realtà vera, autentica: in lui esiste un centro.
L'uomo politico non ha alcun centro. Cerca di creare un falso centro. Prende a prestito qualcosa da te, qualcosa da qualcun altro, qualcosa da qualcun altro ancora... si arrabatta! Crea una falsa identità, un insieme frutto delle opinioni di molte persone: ecco cos'è la sua identità! Se la gente si dimentica di lui, si sente perso, spaesato; di fatto, in quel caso non è più nessuno.
Non lo vedi? Un uomo è il presidente di una nazione: all'improvviso diventa qualcuno. Poi non lo è più: e non è più nessuno. A quel punto tutti i giornali si dimenticano di lui. Se ne ricorderanno solo quando morirà, e anche allora gli dedicheranno un trafílettino... lo indicheranno come l'ex presidente, non come una persona. Quando era arrivato a occupare quel posto, quella carica, gli stessi giornali gli avevano dedicato le prime pagine! Non è lui a essere importante ma il posto che ha occupato.
Ecco perché tutte le persone che si sentono povere nella profondità del loro essere sono sempre alla ricerca di una carica, cercano sempre i voti altrui, l'opinione degli altri. In questo modo mettono insieme un'anima... un'anima falsa, ovviamente.
Gli psicologi hanno analizzato a fondo questo problema e affermano questo: una persona che cerca di diventare superiore, soffre di un complesso di inferiorità; mentre le persone che sono veramente superiori, non badano minimamente a quelle cose. Sono così superiori da non esserne neppure consapevoli. Solo una persona inferiore può essere consapevole della propria superiorità, ed è molto sensibile in merito. Basta che lo punzecchi un po': "Non sei poi superiore come pensi," va in collera. Solo un uomo superiore può porsi come l'ultimo degli uomini. Coloro che sono inferiori, si affollano in cima, perché se restassero sul fondo, non sarebbero nessuno. Devono essere i primi, devono essere i più ricchi, i più potenti, devono avere le auto più costose; devono essere questo e quest'altro. Le persone inferiori cercano sempre di dimostrare la propria superiorità con le proprietà che hanno.

Per riassumere: le persone che non hanno un essere, cercano di guadagnarne uno attraverso le cose che possiedono una carica, un nome, la fama.
A volte accade perfino questo: un uomo in America ha ucciso sette persone, persone a lui assolutamente ignote. E quando in tribunale gliene è stato chiesto il motivo, ha risposto: "Non avevo altra via per diventare famoso, allora ho pensato che potevo almeno essere conosciuto, ma in qualche modo dovevo essere qualcuno. Ora sono felice perché la mia foto è finita sulla prima pagina di tutti i giornali. Adesso potete farmi ciò che volete; finalmente ho un'identità, sono qualcuno! Adesso il tribunale si occupa di me, il governo parla di me, la gente parla di me, i giornali... dovunque si parla di me. Almeno, per un giorno, sono diventato famoso".
Tutti i politici sono assassini. Voi non lo potete vedere, perché nelle profondità del vostro essere anche voi siete dei politicanti. Tutti i politici sono assassini perché non si preoccupano degli altri. La loro unica preoccupazione è essere qualcuno. Se l'assassinio può farli sentire qualcuno, uccidono. Se può farlo la violenza, la usano.
Qualche giorno fa leggevo che una volta Lenin fu invitato a sentire una sinfonia di Beethoven. Si rifiutò e andò praticamente in collera, tanto che l'altra persona si stupì: "Perché mai? Le sinfonie di Beethoven sono una delle cose migliori mai create dall'uomo". E Lenin replicò: "Può essere, ma tutta la buona musica è contro la rivoluzione, -perché dà un profondo appagamento, acquieta gli animi... e io sono contro qualsiasi tipo di musica!"
Se la grande musica si diffonde nel mondo, le rivoluzioni scompariranno. La logica è perfetta. Lenin dice qualcosa di vero, applicabile a tutti i politici. A nessuno di loro piacerà che la grande musica si diffonda nel mondo, o che si diffonda la grande poesia, oppure che si diffondano i grandi meditatori; a nessuno di loro piacerà che la gente si senta estatica, euforica, assolutamente... in quel caso, che ne sarebbe delle rivoluzioni? Dove andrebbero a finire le guerre? Che ne sarebbe di tutte le idiozie che ancora si perpetuano nel mondo?
E’ bene che la gente rimanga febbricitante, solo così può dare man forte ai politici. Se la gente è appagata, felice, quieta, chi mai si preoccuperebbe di ciò che accade nella Capitale? La gente sarebbe dimentica di sé. Danzerà e ascolterà musica e mediterà. Perché dovrebbe preoccuparsi del presidente della nazione e delle altre beghe politiche? Non hanno alcuna sostanza.
Solo se non è soddisfatta, se non è rilassata, se non possiede un proprio sé, la gente continua a sostenere il sé altrui, perché quello è il solo modo per ottenere il sostegno degli altri al proprio sé, alla propria identità.


Ricorda, dunque: la coscienza di sé l'enfasi è sul sé è una malattia profonda, una malattia dell'anima. Ce ne si deve liberare. Consapevolezza del Sé - l'enfasi è sulla consapevolezza - è una delle cose più sacre che esistano al mondo, poiché appartiene alle persone veramente sane, coloro che hanno realizzato il proprio centro. Costoro sono consapevoli; non sono vuoti, sono appagati, pienamente realizzati.