Il grande palazzo della consapevolezza
Osho - Unio Mystica –vol. 1 - Discorso n. 8 - novembre 1978

La prima domanda: E’ possibile che anche la mancanza di coraggio e l'ipocrisia siano belle? Posso accettare anche la mia mancanza di coraggio, la mia ipocrisia, la mia miseria e la tendenza verso una visione personale che tu stesso hai definito idiozia? E se io accetto queste tendenze, che mi portano a imbottigliarmi, come posso liberarmi?

Deva Ashoka, è proprio il desiderio di essere liberi che ci tiene non-liberi. Ogni desiderio è una catena, una schiavitù, un imprigionamento. Nessun desiderio può essere appagato. Lasciando cadere il desiderio, il suo appagamento accade. Ebbene, il più grande desiderio del mondo è quello della trasformazione interiore. Il desiderio del denaro, non è niente, il desiderio di potere, di prestigio non è niente. Il più grande desiderio è il cosiddetto desiderio spirituale. E una volta che sei preso in questo desiderio, rimarrai miserabile per sempre. La trasformazione è possibile, ma non attraverso il desiderio. La trasformazione è possibile solo rilassandosi in ciò che c'è, qualsiasi cosa sia.
Accettare incondizionatamente te stesso porta alla trasformazione. Andremo in profondità in questo fenomeno, perché non è solo una domanda di Ashoka, è di tutti.

L'uomo è in miseria, l'uomo è in angoscia. Perciò tutti cercano uno stato di beatitudine, uno stato di unità con l'esistenza. L'uomo si sente alienato, sradicato, quindi questo desiderio è naturale, il desiderio di avere ancora radici nell'esistenza, di essere ancora verdi, di fiorire nuovamente.
E’ bene soffermarsi su queste cose.
Primo: per stabilire quella perfetta unità, la consapevolezza deve in primo luogo unificare se stessa in tutti gli aspetti personali, senza ricacciare nulla che sia esperienzialmente reale in se stesso. Questa è la prima cosa che deve essere compresa.
Senti paura. La paura è una realtà esistenziale, una realtà esperienziale: è presente. Puoi rifiutarla, ma rifiutandola la reprimerai. Reprimendola creerai una ferita nel tuo essere.
Tu senti mancanza di coraggio. Cerchi di fare qualcosa per non vederla. Ma è un fatto, una realtà; se non la si osserva, non per questo scompare. Ti stai comportando come uno struzzo: vedendo un nemico, vedendo un pericolo di morte, lo struzzo nasconde la testa nella sabbia. Ma nascondendo la testa sotto la sabbia, chiudendo gli occhi, il nemico non scompare. Di fatto, lo struzzo diventa più vulnerabile al nemico. Pensando che ora non c'è alcun nemico perché non vede nessuno, lo struzzo non ha più paura. Ma è ancora più in pericolo: il nemico è più potente perché non viene osservato. Se lo struzzo non nascondesse la testa, potrebbe fare qualcosa. Ma la gente si comporta allo stesso modo: cedi la mancanza di coraggio e cerchi di non notarla; ma è un fatto. Non guardandola, hai diviso una parte di te stesso in segmenti. A questo punto, un giorno esisterà qualcosa di diverso – ad esempio la rabbia – e tu non vorrai accettare che in te ci sia rabbia… smetti di guardare ma poi un'altro giorno ci sarà avidità, e così via. E qualsiasi cosa eviti di osservare rimane lì. E tu continui a rattrappirti e diverse parti del tuo essere diventano via via separate da te. Tu stesso le hai separate, dentro di te. Più frammentato sei, più miserabile sarai.
Il primo passo verso la beatitudine è essere integro.
Questo è il punto su cui Hakim Sanai insiste continuamente: essere uno è essere beato, essere tanti significa essere nell'inferno. Quindi, qualsiasi cosa sia esperienzialmente vera accettala; non ottieni nulla negandola. Negandola crei un problema e i problemi diventano sempre più complessi. E’ semplice: ti senti un codardo? E allora? "Sono un codardo".
Guarda questo punto: se puoi accettare la mancanza di coraggio diventi coraggioso. Solo una persona coraggiosa può accettare di essere codarda, nessun codardo potrebbe farlo. Tu sei già sulla via della trasformazione. Quindi la prima cosa è questa: nulla di ciò che è sperimentato come un fatto deve diventare una realtà negata. Secondo, per poter realizzare questo, la consapevolezza deve prima di tutto disidentificarsi da tutti i sé concettuali con cui si è identificata, perché se si aggrappa a qualche sé prefissato, stabile, concettuale, non ci sarà tolleranza per queste realtà esperienziali che sono in contraddizione con questo sé prefissato, concettuale, ufficiale. Se tu hai un’idea particolare di come dovresti essere, non puoi accettare le verità esperienziali del tuo essere. Se hai l'idea che devi essere un uomo coraggioso, il coraggio diventa un valore e la codardia diventa difficile da accettare. Se hai l'idea che devi diventare una persona come il Buddha, compassionevole, assolutamente compassionevole, non puoi accettare la tua rabbia. E' l'ideale che crea il problema. Se non hai alcun ideale allora non c'è più nessun problema. Se tu sei un codardo, sei un codardo. E poiché non esiste alcun ideale di essere un uomo coraggioso, non condanni più il fatto, non lo rigetti, non lo reprimi, non lo ricacci nelle profondità del tuo essere, quindi non hai più neppure bisogno di guardarlo. Viceversa, ogni cosa che ricacci nel tuo inconscio continuerà a funzionare da lì, e continuerà a crearti problemi. E' come un disagio che hai represso dentro di te. Quando era in superficie esisteva la possibilità che potesse scomparire. Se una ferita viene alla superficie è un bene, è sulla via della guarigione, perché solo dalla superficie può essere in contatto con l'aria fresca e il sole, e potrà guarire. Se la forzi verso l'interno, se non le permetti di venire alla superficie, diventerà inevitabilmente un cancro. Anche un piccolo disagio, represso, può diventare un disagio pericoloso. Nessun disagio dovrebbe essere mai represso. Ma reprimere è naturale se hai degli ideali. Qualsiasi ideale sia! Se hai l'ideale del celibato, del brahmacharia, il sesso diventerà un problema. Puoi osservarlo. Se non hai l'ideale di diventare celibe, il sesso non è rinnegato; non c'è divisione tra te e la tua sessualità. In questo caso c'è comunione e questa comunione porta gioia: la comunione con se stessi è la base di ogni gioia.
Quindi, la seconda cosa da ricordare è: non caricarti di ideali. Pensa solo a questo, se hai l'ideale di avere tre occhi, subito sorgerà un problema perché tu ne hai solo due e l'ideale ti dice che devi averne tre; se non hai tre occhi allora manca qualcosa. Ebbene, desidererai ardentemente il terzo. Ti sei creato un problema irrisolvibile; non potrà essere risolto. Al massimo potrai dipingere un terzo occhio sulla tua fronte. Ma un terzo occhio dipinto è solo un terzo occhio dipinto; è un'ipocrisia. Gli ideali creano ipocrisie nelle persone. E ora osserva questa assurdità: la gente ha l'ideale di non essere ipocrita. E l'ipocrisia arriva attraverso gli ideali. Se tutti gli ideali scompaiono, non ci sarà ipocrisia. Come può esistere l'ipocrisia? E' l'ombra dell’ideale. Più grande è l'ideale più grande è l'ipocrisia. Perciò in India troverai molti ipocriti più che in qualunque parte del mondo, perché l'India ha vissuto per secoli con grandi ideali...
Per esempio, un giainista non può essere soddisfatto a meno che non sia in grado di mangiare solo una volta ogni tanto, come il mitologico Mahavira. E' stato detto che in dodici anni Mahavira abbia mangiato solo un anno. Questo significa una volta ogni dodici giorni. Un giorno mangia e dodici digiuna. Ebbene, se questo è un tuo ideale andrai incontro a una grande infelicità. Se questo non è un tuo ideale non c'è problema. Osserva: il problema sorge dall'ideale. Quindi un monaco cristiano non ne è disturbato, non ha questo tipo di problema. Ma il monaco giainista soffre continuamente perché non può aderire al suo ideale; si sentirà inadeguato. Se tu sei veramente puro, questa è l'idea giainista, il tuo corpo non suderà; ebbene, questa è un'idea stupida. Il corpo suda continuamente, e tu continuerai a soffrire. Più ideali hai, più sarai portato a soffrire e più sarai ipocrita, perché non potrai realizzarli, al massimo pretenderai di farlo. Questo è il modo in cui nascono le ipocrisie. Il mondo non sarà più ipocrita se accettiamo i fatti esperienziali senza alcun giudizio. Qualsiasi cosa sia, è. Se noi viviamo con "l'essere ciò che è" (con lo stato di fatto delle cose) dell'esistenza e non con i "dovrei" e i "potrei", come può sorgere ipocrisia? Proprio l'altro giorno, qualcuno ha chiesto: "Osho, tu non sei un ipocrita? Visto che vivi confortevolmente, in una bella casa, ti sposti su una bella automobile, vivi come un re". Ebbene, questa persona non ha compreso il significato della parola "ipocrita". Questo è tutto il mio insegnamento: vivere nel modo più bello possibile. Non sono un ipocrita. Infatti, io vivo nel modo in cui insegno. Se insegnassi a vivere in povertà e vivessi in un palazzo, allora sarei ipocrita. Ma non insegno a vivere in povertà; la povertà non è il mio obiettivo. Potete andare da Morarji Desai e dirgli che è un ipocrita. O da Sanjira Reddy il presidente di questo paese: "Tu sei un ipocrita".Non potete dire questo di me. Potete dire al presidente Sanjira Reddy "Tu sei un ipocrita perché insegni il gandhismo eppure mangi carne! Tu parli della non violenza e mangi carne! Questa è ipocrisia. Pura e inquinante ipocrisia. Ma non potete dirlo di Gesù. Lui mangia carne ma non ha mai sostenuto il vegetarianismo, non ha mai parlato di questo tipo di non-violenza. Non potete dargli dell'ipocrita. Gesù beve vino; ma non potete dire che è un ipocrita. A meno che insegni altrimenti. Il mio intero approccio verso la vita è di totale accettazione, è la celebrazione, non la rinuncia. Come potete dire che sono ipocrita? Forse sono la sola persona su questa terra a non esserlo, perché io non ho ideali. La prima necessità per l'ipocrita è avere ideali. Io non ne ho, sono un non-idealista. Vivo naturalmente, ed è più che naturale vivere nel comfort e convenientemente. E' semplicemente stupido, se il comfort è disponibile, non viverlo. Se non è disponibile, allora è un'altra cosa. Quindi, qualsiasi cosa sia disponibile, viveteci confortevolmente, fate in modo di viverla confortevolmente. Io ho vissuto in molte situazioni diverse ma ho sempre vissuto confortevolmente. Quand'ero studente avevo l'abitudine di andare a piedi all'università, quattro miglia al giorno. Ma amavo farlo. Camminavo per queste quattro miglia ogni giorno con grande comfort, ne gioivo. Quando ero insegnante andavo all'università in bicicletta; anche di questo ne gioivo. Qualsiasi fosse la situazione, sia che avessi avuto la bicicletta o la Mercedes Benz, non faceva nessuna differenza: ho vissuto nel comfort. Il comfort è un'attitudine della mente, è un approccio verso la vita. Ho vissuto in case molto, molto povere. Quando ero insegnante all'università, ho iniziato vivendo in una camera singola senza finestre né ventilazione. L'affitto era di 20 rupie al mese. Ma l’amavo, ne gioivo, non era affatto un problema. Qualsiasi cosa il momento offrisse, l'ho spremuto pienamente nella sua totalità. Non mi sono mai rammaricato e non ho mai desiderato altro; se iniziava ad accadere qualcos'altro, gioivo anche di quello. Non potrete mai dire che sono un ipocrita, è impossibile perché non ho ideali da realizzare, non ho "non-dovrei", "non-potrei". Ciò che "E'", è tutto ciò che c'è, e io vivo in esso.
Quindi la seconda cosa da ricordare, Ashoka, è: non avere idee particolari su di te. Tu devi avere molte idee su come dovresti essere. Perciò sorge un problema: E’ possibile che anche la mancanza di coraggio e l'ipocrisia siano belle? Ebbene, se tu hai l'idea di essere un uomo coraggioso, allora sembra brutto essere codardi. Ma la mancanza di coraggio è un fatto e l'ideale è solo un ideale, una fantasia della mente. Sacrifica le fantasie alla realtà, molla tutti gli ideali, allora la vita comincia a essere integrata. Tutti i frammenti rigettati cominciano a tornare a casa, ciò che è represso comincia a venire in superficie. Per la prima volta cominci a sentire di "essere uno", non stai più andando in pezzi. Per esempio, se attribuisco a me stesso l'essere una persona "gentile", non sarò capace di riconoscere e accettare i sentimenti di rabbia quando questi emergono, allorché ne divento consapevole, perché le persone gentili non possono arrabbiarsi. Per questo, per portare consapevolezza nell’unificazione della persona, devo in primo luogo muovermi come un essere vivente, non vedermi come qualcosa di fisso, di stabile, ma rapportarmi di momento in momento alla realtà esperienziale che affiora alla consapevolezza. Ci sono momenti in cui sono arrabbiato, poi alcuni momenti in cui sono triste, poi alcuni momenti in cui sono felice. Momento per momento, quello che accade viene accettato. Allora diventi uno. E questa unità è la cosa fondamentale da comprendere. Il maestro deve aiutare il discepolo a confrontarsi e integrarsi con quegli aspetti esperieziali del sè che di solito vengono rifiutati. (Aiutarlo ad integrare) ciò che realmente è in un dato momento, piuttosto che rendere attuale il suo desiderio di compensazione, o ciò che il discepolo sente che "dovrebbe essere", o ciò che sta cercando di proteggere, esagerare o affermare di sé. Il mio proposito, la mia funzione, è sottrarvi ogni ideale. Voi venite qui con degli ideali; vi piacerebbe che io accogliessi i vostri ideali, vi piacerebbe che io vi fossi di supporto e che vi aiutassi a diventare ciò che voi volete diventare. Questa è probabilmente la motivazione che vi ha portato qui, ma questo non è il mio lavoro. Il mio lavoro è proprio l'opposto: aiutarvi ad accettare che quello che c'è è esattamente quello che è opportuno che ci sia. Voglio che voi diventiate più realisti e pragmatici. Voglio darvi radici nella terra, mentre voi siete protesi verso il cielo e avete completamente dimenticato la terra. Certo, anche il cielo è disponibile, ma solo per coloro che hanno messo le loro radici profondamente nella terra. Se un albero vuole crescere verso il cielo e sussurrare con le nuvole e giocare con gli uccelli e avere una comunione con le stelle, allora dovrà affondare bene in profondità le sue radici nella terra. Il mio sforzo qui è mandare le vostre radici profondamente nel suolo della verità; e la verità è ciò che tu sei. E improvvisamente le cose cominciano ad accadere: comincerai a crescere. Gli ideali che hai sempre cercato, ma che non sei mai riuscito a realizzare, cominceranno ad accadere spontaneamente. Se una persona può accettare la propria realtà così com'è, in reale accettazione, tutte le tensioni scompaiono. Preoccupazione, ansietà, disperazione… tutto questo semplicemente evapora. E quando non c'è ansia, tensione, frammentarietà, divisione, schizofrenia, allora improvvisamente c'è gioia; improvvisamente c'è amore; improvvisamente c'è compassione. Non ci sono ideali, ci sono fenomeni veramente naturali. L’unica cosa veramente necessaria è rimuovere gli ideali, perché questi ideali funzionano come blocchi. Quanto più idealista è una persona, tanto più è bloccata. Per quanto peculiare e contraddittorio possa suonare, la pace può essere trovata solo attraversando il dolore e mai struggendosi contro o correndo lontano da ciò che è considerato negativo o doloroso. Certo, la codardia ti dà dolore, la paura ti dà dolore, la rabbia ti dà dolore, sono emozioni negative; ma la pace può essere ottenuta solo accettando e assorbendo il dolore, non rifiutandolo. Rifiutandolo sarai sempre più contratto, e avrai sempre meno potere. E sarai sempre in una costante guerra interiore, una guerra civile, in cui una mano lotterà contro l'altra, in cui semplicemente dissiperai la tua energia.
E’ bene ricordare una cosa veramente fondamentale: solo la comunione con il dolore psicologico apre le porte alla tua liberazione e trascendenza; solo la comunione con il dolore psicologico. Tutto questo è doloroso da accettare; deve essere creato un dialogo con questo dolore. Sei tu. Non c'è altro modo per andare oltre a ciò che sei, l'unico modo è assorbirlo. E questo ha un potenziale tremendo. La rabbia è energia, la paura è energia, e così la codardia. Tutto ciò che ti accade possiede uno slancio fortissimo, nasconde una quantità di energia enorme. Una volta che lo accetti, questa energia diventa tua. Diventi più forte, ti amplifichi, cominci a diventare più spazioso. Allora hai un mondo interiore più ampio. Il dolore psicologico finisce solo accettandolo nella sua totalità. Il dolore psicologico non esiste solo a causa della mera presenza solitaria di alcuni stimoli o realtà chiamate "dolore". Talvolta il dolore è prodotto dall'interpretazione di fatti della realtà, che producono la tendenza ad accettare o a fare resistenza attorno a quello stato di cose. Cerca di comprendere questo: il dolore psicologico è una tua creazione personale. La codardia non è dolorosa, solo la tua idea che la codardia sia sbagliata lo è, la tua interpretazione che la codardia non dovrebbe esserci. Ashoka vorrebbe dire a se stesso: "Ashoka, tu un codardo? No. Come puoi essere un codardo? Sei un uomo coraggioso". Hai un ego di un certo tipo: questo tipo di ego condanna la codardia. Il dolore sorge a causa di questa condanna e dell'interpretazione. E la codardia esiste, per cui diventa una ferita. Non puoi accettarla, e non puoi distruggerla, rifiutandola. Niente viene distrutto se viene rifiutato; prima o poi dovrai cooperare con lei. Ancora e di nuovo esploderà, ancora e di nuovo distruggerà la tua pace. Solo quando la mente indietreggia da un fatto o da una realtà c'è dolore. Tu in realtà stai indietreggiando dalla vigliaccheria, dalla paura, dalla rabbia e dalla tristezza. Non indietreggiare. Indietreggiare dai fatti crea dolore. Il dolore psicologico è parte del processo di fuga e di resistenza. Il dolore non è inerente al sentire ma sorge solo dopo che è affiorata l'intenzione a rifiutarlo. Osserva questo dentro di te, diventa un laboratorio di grande sperimentazione. Limitati a osservare: senti la paura. E' oscura e tu sei solo, e per miglia e miglia non c'è nessuno. Sei perso nella giungla, seduto sotto un albero in una notte oscura, e i leoni ruggiscono, e la paura è presente.
Ebbene, ci sono due possibilità. Una è ricacciare la paura, aggrapparti a te stesso, così non cominci a tremare a causa di questa paura. In quel caso la paura diventa una cosa dolorosa: è presente e infastidisce. Persino quando ti aggrappi fortemente a te stesso, è presente e fa male. La seconda possibilità è gioirne. Trema. Lascia che diventi una meditazione. E' naturale, i leoni stanno ruggendo, la notte è buia, il pericolo è così vicino, la morte può avvenire in qualsiasi momento. Gioiscine! Lascia che il tremore diventi una danza. Una volta che lo accetti, il tremore è una danza. Coopera con il tremore e resterai sorpreso: se cooperi, se tu diventi il tremore, tutto il dolore scompare. Infatti se tremi, invece del dolore sentirai sorgere in te una grande ondata di energia. Questo è esattamente ciò che il corpo voleva fare. Come mai nella paura sorge il tremore? Il tremore è un processo chimico: è un rilascio di energia, ti prepara alla lotta o a prendere il volo. Ti mette a disposizione velocemente una grande quantità di energia, come misura di emergenza. Quando cominci a tremare cominci a scaldarti. Questo è il motivo per cui quando hai freddo tremi. Non c'è paura, e allora perché tremi quando hai freddo? Il corpo trema automaticamente al freddo e in questo modo si scalda. I tessuti interni cominciano a tremare per diventare caldi, così possono fronteggiare il freddo. Ebbene, se reprimi il tremore quando senti freddo, questo è doloroso. Ma questo è esattamente ciò che accade quando sei nella paura, il corpo cerca di prepararsi: rilascia sostanze chimiche nel sangue, ti sta preparando per fronteggiare qualche pericolo. Forse avrai bisogno di lottare, o forse dovrai scappare via e prendere il volo. Entrambe queste possibilità avranno bisogno di energia.
Guarda la bellezza della paura, guarda il lavoro alchemico della paura. Ti sta semplicemente preparando per fronteggiare la situazione così che tu possa accettare la sfida. Ma invece di accettare la sfida, invece di accettare la paura, tu cominci a respingerla. Ti dici: "Ashoka, sei un uomo talmente grande, un grande sannyasin, e stai tremando? Ricorda cosa dice Osho, che non c'è morte, che l'anima è immortale. Un anima immortale e stai tremando? Ricorda cosa dice Krishna: La morte non può distruggerti, il fuoco non può bruciarti, le armi non possono penetrarti. Ricorda! E non tremare! Tieni il controllo di te stesso. In questo modo crei una contraddizione. Il tuo processo naturale è la paura, e tu stai conducendo te stesso in un processo innaturale per contraddirla. Stai permettendo che gli ideali interferiscano in un processo naturale. Allora ci sarà dolore, perché ci sarà conflitto. Non importa se l'anima sia immortale o no. Ora come ora la verità è che la paura è presente. Ascolta questo momento, e lascia che questo momento ti prenda totalmente, permetti a questo momento di possederti. In questo caso non ci sarà dolore; allora la paura è una danza sottile di energie dentro di te. E ti prepara - è un'amica, non una nemica. Ma le tue interpretazioni immettono in te qualcosa di sbagliato; essenzialmente il sentimento del dolore psicologico è creato dal tentativo di separare la consapevolezza da se stessi, dal voler separare l'unità della consapevolezza in una dualità composta da una entità concettuale che osserva e cerca di scappare via, di distorcere o sopraffare il sentimento rifiutato, e dal sentimento stesso, osservato. Se la consapevolezza divisa in due nella dualità è la causa del dolore, allora solo la consapevolezza nell'unità può essere l'eliminazione del dolore. L'unità è la fine del dolore. Questa separazione che tu crei tra il sentire – la paura, la rabbia – e te stesso, ti rende diviso. Tu diventi l'osservatore e l'osservato. Tu dici "Sono qui", l'osservatore, "e c'è dolore", l'osservato. "E io non sono il dolore". Tu non sei l'osservato, tu non sei l'osservatore, sei entrambi. Tu sei l'osservatore e l'osservato, entrambi. Non dire "sento paura"; questo è un modo sbagliato di dire. Non dire "sono spaventato"; anche questo è un modo sbagliato di dire. Di’ semplicemente "sono la paura. In questo momento sono la paura". Non creare divisioni. Quando dici "sento la paura" stai separando te stesso dal sentire. Tu sei qui da qualche parte e il sentire è intorno a te. C'è una disunità di base. Di’ "io sono la paura" e osserva – le cose stanno proprio così! Quando la paura c'è, tu sei la paura. Non è che tu qualche volta provi amore. Quando c'è veramente amore, tu sei amore. E quando la rabbia è lì, tu sei la rabbia. Questo è ciò che Krishnamurti vuol dire quando ripete con insistenza: "L'osservatore è l'osservato". Colui che vede è la cosa vista, chi fa esperienza è l'esperienza. Non create divisioni tra soggetto e oggetto. Questa è la radice causa di tutte le miserie, di tutte le divisioni. Così non giudicare buono o cattivo, non etichettare e non avere alcun tipo di desiderio o scopo rispetto a ciò che emerge nella consapevolezza. Non va fatto alcun tentativo di evitare, alcuna resistenza, condanna, giustificazione, distorsione o attaccamento rispetto a ciò che affiora, va solo stabilita una consapevolezza priva di scelta, e una comunione col sè. Una consapevolezza priva di scelta: questa è la chiave suprema per aprire il mistero più profondo del tuo essere. Non dire è bene, non dire è male. Quando dici che qualcosa è male, sorge la repulsione. La paura è paura, non è né buona né cattiva. Non fare una valutazione, lascia solo che sia. Lascia che sia così.
Quando tu sei presente, senza condanna o giustificazione, allora in questa consapevolezza priva di scelta tutto il dolore psicologico semplicemente evapora come gocce di rugiada nel sole del mattino. E quello che rimane è uno spazio puro, quello che rimane è uno spazio immacolato. Questo è l'Uno, il Tao, o puoi chiamarlo Dio. Questo Uno che rimane quando tutti i dolori scompaiono, quando non sei diviso in nessun modo, quando l'osservatore è divenuto l'osservato, questa è l'esperienza di Dio, il Samadhi, o come vorrai chiamarlo. E in questo stato non c'è sé perché non c'è l'osservatore-controllore-giudice. L’Uno è solo ciò che sorge e cambia da momento a momento. In certi momenti potrà esserci esaltazione, in altri può esserci tristezza, tenerezza, distruttività, paura, sentirsi soli e così via. Non si dovrebbe dire "sono triste" oppure "provo tristezza", ma "sono la tristezza" - perché i primi due stati implicano un sé separato da ciò che è. In realtà non c'è un altro sé a cui sta accadendo quel sentire. C'è solo il sentire in quanto tale. Medita su questo: c'è solo il sentire in quanto tale. Non c'è Ashoka che sente paura; Ashoka in un certo momento è paura. In certi altri momenti Ashoka non è paura, ma Ashoka non è separato dal momento, da ciò che sorge. C'è solo il sentire in quanto tale. Perciò nulla può essere fatto rispetto a ciò che affiora a livello esperienziale nel momento. Nessuno deve fare niente. Questa comunione con il dolore non porta un dolore più grande, ma produce effettivamente liberazione e gioia. Infatti, la consapevolezza in comunione con qualsiasi cosa, non solo con il dolore psicologico naturalmente, produce pace e gioia. Sii verità e la verità ti renderà libero.
Ripeterò di nuovo la domanda: E’ possibile che anche la mancanza di coraggio e l'ipocrisia siano belle?
Ogni cosa che esiste è bellezza, persino la bruttezza.
Posso accettare anche la mia mancanza di coraggio, la mia ipocrisia, la mia miseria e la tendenza verso una visione personale che tu stesso hai definito idiozia?
Qualsiasi cosa esiste, è. Sia che tu l’accetti oppure no. La tua accettazione o il tuo rifiuto non fanno differenza. Ciò che è, è. Se tu lo accetti, senti la gioia che sorge in te, se lo rifiuti ne provi dolore. Ma la realtà comunque resta la stessa. Puoi avere dolore, dolore psicologico: questa è una tua creazione perché non sei stato in grado di accettarlo e di assorbire qualcosa che affiorava. Hai rifiutato la verità; nel rifiuto sei diventato prigioniero. La verità libera, ma tu l'hai rifiutata. Di conseguenza sei in catene. Rifiuta la verità, e rimarrai sempre più prigioniero. La verità resta; non importa se la rifiuti o l’accetti. Non cambia il fatto, cambia la tua realtà psicologica. E ci sono due possibilità: dolore o gioia, disagio o guarigione. Se la rifiuti ci sarà dis-agio, malattia, sconforto, perché stai tagliando via un grosso pezzo del tuo essere; e questo lascerà delle ferite e delle cicatrici dentro di te. Se lo accetti, ci sarà celebrazione, guarigione e integrità.
E se io accetto queste tendenze, che mi portano a imbottigliarmi, come posso liberarmi?
Non ti stanno imbottigliando, è una tua interpretazione, Ashoka. Nessuna verità ha mai legato nessuno; questa non è la qualità della verità. Ma quando la rifiuti, nel tuo rifiuto diventi chiuso e ti sei imbottigliato. In questo rifiuto diventi zoppo, ti paralizzi. E se io accetto queste tendenze, tu dici, che mi portano a imbottigliarmi, come posso liberarmi?
L’idea stessa di volersi liberare è di nuovo un ideale. La libertà non è un ideale, è una conseguenza dell'accettare qualsiasi cosa tu sia. La libertà è una conseguenza; non è un obiettivo del tuo tentativo e del tuo sforzo. Non è frutto di un grande sforzo, succede quando sei rilassato.
E come puoi essere rilassato se non puoi accettare la tua mancanza di coraggio? Se non accetti la tua paura, se non accetti il tuo amore, se non accetti la tua tristezza, come puoi essere rilassato?
Perché la gente non può rilassarsi? Qual è la causa basilare della loro costante tensione cronica? Questa è la causa di base. nei secoli le vostre cosiddette religioni vi hanno insegnato a rifiutare, sempre e comunque. Vi è stato insegnato a rinunciare, vi hanno insegnato che è tutto sbagliato: devi cambiare questo, devi cambiare quello, solo allora sarai accettabile da Dio. Sono stati creati così tanti rifiuti, cosa dovremmo dire di Dio? Non sei accettabile neanche per te stesso, non accettabile per la gente con cui vivi: come puoi essere accettato da Dio?
Dio ti accetta sempre, questo è il motivo per cui sei nell'esistenza. Altrimenti non saresti qui. Questo è il mio insegnamento di base per te: Dio ti accetta sempre. Non te lo devi guadagnare, ne sei già degno. Rilassati, gioisci per il modo in cui Dio ti ha fatto. Se lui ha messo della codardia in te Ashoka, ci deve essere qualcosa in questo fatto. Fidati e accettala. E cosa c'è di sbagliato nell'essere codardo? Cosa c'è di sbagliato nell'essere spaventato? Solo gli idioti non provano paura, gli imbecilli non sono spaventati.
Se un serpente passa sulla tua strada farai immediatamente un salto. Solo l'imbecille, lo stupido, l'idiota non avrà paura del serpente. Ma se sei intelligente, più intelligente sei, più velocemente salterai via. Questa è parte dell'intelligenza! Questo è perfettamente giusto; questo aiuta la tua vita, ti protegge.
Purtroppo sono state date all'uomo delle stupide ideologie. E persino ora che sei qui, persisti nei tuoi vecchi schemi di comportamento. Non mi ascolti, non ascolti ciò che sto dicendo. Sto dicendo: qualsiasi cosa sei, accettala incondizionatamente e l'accettazione sarà la chiave della trasformazione. Non sto dicendo: "Accetta di essere trasformato" altrimenti non sarebbe una reale accettazione di te stesso, perché sotto sotto il desiderio è la trasformazione. Tu dici: "va bene, se questo porta alla trasformazione, allora accetterò me stesso". Ma questa non è accettazione; hai mancato il punto completamente. Stai ancora desiderando la trasformazione. Questo è il motivo per cui alla fine chiedi: "Come posso liberarmi se accetto...?" Tu mi stai chiedendo: "Puoi garantirmi che, se io accetto me stesso, questo mi porterà libertà?" Se ti garantisco questo, e tu accetti te stesso a causa di questa garanzia, dov'è l'accettazione? Stai usando l'accettazione per un motivo; l'obiettivo è essere trasformato, essere libero, raggiungere Dio, il Nirvana. Dov'è l'accettazione?
L'accettazione deve essere incondizionata, senza nessuna ragione, senza motivazione! Solo allora ti rende libero. Porta una gioia tremenda, ti porta una grande libertà, ma la libertà non arriva come un fine. L'accettazione stessa è un altro nome della libertà. Se hai veramente accettato, se hai compreso cosa voglio dire con accettazione, allora c'è libertà – immediatamente, istantaneamente.
Non è che prima accetti te stesso, pratichi l'accettazione e poi un giorno ci sarà libertà. No. Accetta te stesso e c'è libertà, perché il dolore psicologico scompare immediatamente.
Prova. Quello che sto dicendo è esperienziale. Puoi farlo, non è una questione di credere in me. Stai lottando con la tua paura. Accettala e guarda cosa succede. Limitati a sederti in silenzio e accetta e prova a dirti: "Io ho paura, dunque sono la paura". In questo stato molto meditativo – "Io sono la paura" – la libertà comincia a discendere. Quando l'accettazione è totale, la libertà è arrivata.